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Siamo tutti d'convenzione sul fatto che le proiezioni troppo audaci dei trend attuali sono pericolose. Si parla del raggiungimento dei limiti fisici del pianeta quando trattiamo le previsioni nel settore petrolifero, del gas, del carbone, dell'oro, del nucleare e di mille altre materie prime e dovremmo ignorare il fatto che anche le energie rinnovabili, sia pure abbondanti e rinnovabili NON sono infinite? E' a sufficienza intuitivo che, senza importanti "breaktrough", senza salti di qualità quantici nell'efficienza e nei costi delle celle fotovoltaiche e dei generatori eolici, magari grazie allo sfruttamento dell'energia eolica d'alta quota, come con il kitegen, satureremo, prima o poi, i siti migliori, quelli piu' produttivi, con un rendimento decrescente delle nuove installazioni che farà diminuire il tasso di crescita. Resta il fatto che questo è impressionante, lo potete vedere nel World Wind Energy report 2008, pubblicato a Giugno 2009. Se la tendenza attuale potrà essere mantenuta potremmo arrivare, fatti due conti, a produrre il 100% dell'energia elettrica attualmente consumata a partire dall'eolico nel 2037. Questo ovviamente non succederà, sia perchè comunque esisteranno quote di energia prodotte da fonti non rinnovabili, gas, carbone e nucleare, sia perchè anche il fotovoltaico crescerà, sia pure con velocità inferiore. Dobbiamo quindi prendere queste proiezioni estreme per quelle che sono: un modo per valutare le nostre potenzialità ed inserirle in uno scenario futuro. E' bene chiarire che, qualora arrivassimo a tanto, saremmo solo ad un terzo del cammino verso una società energeticamente sostenibile (all'ingrosso gli altri due terzi dell'energia che consumiamo ci servono per i trasporti e come "calore"). Quello energetico, a sua volta, è solo una parte, sia pure non piccola, del più vasto problema di un ciclo chiuso delle materie prime, che a sua volta è un problema imprescindibile, quando si cerchi di concepire una economia sostenibile. Che a sua volta è solo una parte, sia pure essenziale, del VERO problema, ovvero quello di concepire e poi cercare di realizzare una società sostenibile. Su questo, ve lo dico per come la vedo, non siamo neanche all'inizio. Gli scenari che si prefigurano, basati su un ritorno al ruralismo, localismo, etc etc, purtroppo, hanno il difetto di non prevedere come sistemare quel 60% copioso di persone che in Italia non rientra, ne potrebbe rientrare, nello schema. La società avanzata è, prima di tutto, terziario, poi industria e solo marginalmente coltivazione. Per quanto si possa pensare e sperare, non è possibile invertire questo stato di cose, non senza prevedere uno sfoltimento drastico della popolazione, che, per le sue dimensioni, non potrebbe essere dolce. In ogni caso: se quello della produzione di energia elettrica è solo un problema fra i tanti non vuol dire che non sia vitale applicarsi alla sua risoluzione. Non vuol dire che non si debba valutare cosa può fare una crescita esponenziale, nel male e nel bene( quando applicata alle energie rinnovabili). Pensare di raddizionare un obbiettivo tanto grande in cosi pochi anni è azzardato, ma non impossibile. Per farcela bisogna capire che dall'energia dipende il futuro delle industrie, efficienti o no, che siano. E quindi quello della maggioranza dei cittadini. Le vicende dell'Alcoa di Porto Vesme, nella loro articolata complessità, ci dimostrano quanto la cosa sia reale e concreta. Il resto di noialtri cittadini si porrà il problema solo quando i black out cominceranno ad essere frequenti e prolungati, l'energia elettrica cara e sporadica, etc. etc.Però non c'e' l'obbligo che sia DAVVERO così. E' tardi, per fare qualcosa, ma non è ancora TROPPO tardi. Il rapporto della WWEA, tra le tante cose, lo dimostra. Fonte: Energia elettrica: 100% da rinnovabili entro il 2037?  |